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Responsabilità, lavoro, futuro

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Documenti - Responsabilità, lavoro, futuro

9 Marzo 2026


Dai rinnovi contrattuali alla sicurezza, dalla Manovra al dopo PNRR: il 2026 sarà l’anno delle scelte decisive per uno sviluppo fondato su partecipazione, qualità del lavoro e coesione sociale.

Se novembre e dicembre 2025 dovessero lasciare un’eredità, quell’eredità avrebbe un nome preciso: responsabilità. Spogliato da slogan, polemiche e dichiarazioni di circostanza, l’anno che si chiude ci consegna una verità semplice ma impegnativa: la responsabilità non è una formula morale, è un criterio di governo.

Responsabilità come criterio di governo

Responsabilità delle imprese, chiamate a trasformare i risultati economici in riconoscimento concreto del lavoro. I bilanci non sono entità astratte: raccontano scelte, priorità, modelli organizzativi. Se gli utili crescono mentre i contratti restano scaduti o il potere d’acquisto si erode, significa che la distribuzione del valore non è equilibrata. La competitività vera non si costruisce comprimendo il lavoro, ma investendo su competenze, qualità dell’occupazione e partecipazione.

Responsabilità delle istituzioni, che non possono limitarsi agli annunci o alla gestione dell’emergenza senza sciogliere i nodi strutturali. Servono politiche industriali coerenti, regole certe negli appalti, attuazione dei protocolli sulla sicurezza, tempi definiti per i rinnovi dei contratti pubblici. Governare significa assumersi il peso delle decisioni, anche quando sono complesse, e garantire continuità oltre la durata di una legislatura o di un ciclo straordinario di investimenti.

Responsabilità del sindacato, che deve negoziare con fermezza ma anche indicare una direzione. Difendere l’esistente non basta: occorre leggere le trasformazioni tecnologiche, demografiche e organizzative e tradurle, attraverso la contrattazione, in nuove tutele, nuovi strumenti di partecipazione, nuove forme di rappresentanza. La credibilità si misura nella capacità di tenere insieme conflitto e proposta, tutela immediata e visione di lungo periodo. E, soprattutto sottoscrivere accordi nell’interesse apparentemente contrapposto, ma di fatto comune, delle lavoratrici, dei lavoratori e dell’azienda.

Il sistema dei trasporti italiano oggi non è fermo. Ma non è ancora stabile. Cresce in alcuni segmenti come il trasporto aereo o quello ferroviario, investe in tecnologia, migliora performance industriali e attrattività internazionale. Eppure resta esposto a tre fragilità evidenti: assenza in quasi tutti i segmenti di trasporto di campioni nazionali in grado di competere con le multinazionali, una non sufficiente propensione alla diffusione della cultura della sicurezza che non può più essere considerata episodica, assenza di una visione strategica e di sistema oltre il ciclo del PNRR. Senza un disegno che accompagni la fine di quella spinta straordinaria, l’accelerazione rischia di trasformarsi in rallentamento. E il viaggio, iniziato con slancio, potrebbe perdere direzione proprio quando servirebbe maggiore stabilità.

Crescita industriale e qualità del lavoro

I risultati positivi di realtà come ENAV, dimostrano che il sistema dei trasporti italiano è competitivo e sa stare sul mercato europeo con autorevolezza. È un dato che riconosciamo con chiarezza. Ma proprio perché i numeri sono solidi, non possono restare chiusi nei bilanci. Devono tradursi in scelte conseguenti, misurabili, verificabili.

Quando un’azienda cresce, aumenta produttività e margini, non può rinviare il rinnovo dei contratti o considerare il salario una variabile secondaria. La competitività non si difende comprimendo il lavoro: si consolida investendo sulle persone che quella competitività la rendono possibile ogni giorno, garantendo stabilità, percorsi professionali, riconoscimento economico coerente con le responsabilità esercitate.

Non basta dire che il settore genera valore. Occorre decidere come quel valore viene redistribuito. E qui si misura la qualità della governance industriale: nella capacità di tenere insieme rendimento economico e coesione interna, performance e partecipazione, efficienza e giustizia contrattuale.

Lo stesso vale per il Piano Strategico del Gruppo FS. Gli obiettivi sono ambiziosi e, sotto il profilo industriale, coerenti con le grandi transizioni in atto: digitale, ambientale, organizzativa. Ma non esiste piano credibile se la dimensione del lavoro resta in secondo piano. Investire miliardi in infrastrutture, flotte e digitalizzazione mentre si trascurano la crescita professionale delle risorse interne, si rallenta il turn over o si mantengono organici sotto pressione, significa creare le condizioni per il peggioramento del clima organizzativo e, nel medio periodo, per un indebolimento della qualità del servizio.

Un sistema ferroviario moderno non si misura soltanto in investimenti tecnologici o offerte commerciali, ma nella sua capacità concreta di garantire una mobilità sicura alle persone e un trasporto efficiente delle merci, con regolarità, affidabilità e qualità del servizio. E questa capacità non nasce automaticamente dall’innovazione o dal mercato: si fonda sulle persone, sulle lavoratrici e sui lavoratori che esprimono professionalità complesse e responsabilità elevate; sulla formazione continua che accompagna l’evoluzione tecnologica; sulla stabilità organizzativa che consente di programmare, prevenire e governare i processi senza inseguire costantemente l’emergenza.

In questo quadro si inserisce l’opportunità di applicare la legge 76/2025 “Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese” figlia della CISL, che rappresenta uno strumento importante per rafforzare partecipazione, stabilità organizzativa e qualità del lavoro. Non è un adempimento formale: è un’opportunità per connettere crescita industriale e democrazia economica.

L’innovazione, del resto, non è una variabile tecnica: è una scelta politica e organizzativa. Può migliorare sicurezza, efficienza e condizioni di lavoro. Ma può anche aumentare carichi, frammentare processi, precarizzare funzioni se non viene governata con partecipazione e regole chiare.

Come Fit-Cisl lo diciamo con chiarezza: la competitività del sistema dei trasporti italiano si gioca sull’equilibrio tra investimento e lavoro. Se si rompe questo equilibrio, si crea instabilità sociale e si indebolisce la stessa capacità industriale. Ecco perché sarà opportuno nella prossima piattaforma di rinnovo contrattuale del Gruppo FS italiane, prevedere l’applicazione della legge 76/2025, per sostenere partecipazione, competenze e una modernizzazione realmente sostenibile.

Sicurezza e regole: le fondamenta del sistema

La sicurezza non è un capitolo accessorio delle politiche dei trasporti: è il parametro con cui si misura la loro serietà e la loro efficacia. E oggi, quando parliamo di sicurezza, non possiamo più limitarci al solo tema della prevenzione degli infortuni. A quel concetto, fondamentale e irrinunciabile, si è affiancata con forza una nuova emergenza: il contrasto alle aggressioni fisiche al personale.

Le aggressioni non sono un fenomeno generico né sporadico, ma una criticità strutturale che colpisce direttamente il trasporto ferroviario, il trasporto pubblico locale, il sistema aeroportuale e le compagnie aeree.

Accanto a questa dimensione, resta centrale la sicurezza sul lavoro in senso pieno: la tutela dell’incolumità fisica e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori in tutte le modalità del trasporto. Gli infortuni continuano a verificarsi nelle realtà di mare, di cielo e di terra, nella logistica e nei servizi ambientali. Non esiste comparto immune.

Oggi sicurezza significa garantire ambienti di lavoro sicuri e presidiare il rapporto con l’utenza nei servizi più esposti. Significa rafforzare organici, formazione e presenza operativa. Significa integrare tecnologia e tutela umana.

Per questo non bastano dichiarazioni di principio. Occorre assumere decisioni precise e attuarle: rendere pienamente operativo il Protocollo sul contrasto alle aggressioni sottoscritto in aprile 2022 con istituzioni e parti datoriali; integrare la prevenzione dentro l’organizzazione del lavoro; rafforzare gli organici; collegare ogni investimento tecnologico a un miglioramento concreto delle condizioni di tutela della salute e dell’incolumità; verificare la possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale come presidio di prevenzione.

La sicurezza deve diventare un criterio permanente di progettazione industriale. Non può essere evocata solo dopo un fatto grave. Senza questo cambio di passo, resterà una parola ripetuta nei documenti ma insufficiente nella pratica quotidiana.

Lo stesso principio vale per il sistema delle gare e delle liberalizzazioni.

Quando la concorrenza si gioca comprimendo il costo del lavoro, produce effetti negativi anche sulla sicurezza. Meno tutele, meno stabilità e meno formazione significano più rischio. Per questo insistiamo su clausole sociali vincolanti e sul rispetto dei contratti collettivi: non è una battaglia corporativa, ma una scelta di sistema.

Per questo, come Fit-Cisl, non ci limitiamo alla denuncia. Ci impegniamo ogni giorno per diffondere una vera cultura della sicurezza, fondata su responsabilità condivisa e prevenzione attiva. Ed è proprio in questa direzione che intendiamo fare un passo in più.

Chiederemo a tutte le aziende con le quali intratteniamo relazioni sindacali di istituire, dove non è ancora prevista, la “Giornata della Sicurezza”, da ripetersi almeno due volte l’anno, non come evento simbolico ma come momento strutturato di confronto, formazione, verifica dei rischi e analisi degli incidenti occorsi ed evitati.

e dove non è ancora prevista, l’introduzione della figura della Stop Work Authority: il diritto-dovere riconosciuto a ogni lavoratrice e lavoratore di interrompere immediatamente un’attività quando ritenga che sussistano condizioni di pericolo grave e imminente per la propria o altrui incolumità, senza timore di sanzioni o ritorsioni.

La sicurezza non si proclama. Si pratica. E noi continueremo a praticarla, nei tavoli di confronto e nei luoghi di lavoro, perché ogni lavoratrice e ogni lavoratore possa tornare a casa ogni sera con la stessa dignità con cui è uscito al mattino.

Salari, rinnovi e coesione sociale

Nel 2025 abbiamo ottenuto risultati importanti nei rinnovi contrattuali del primo semestre e in quelli di fine anno (Servizi Ambientali, Autonoleggio, Fise-Assomanovalanza, Anas). Accordi frutto di un confronto serio. Rinnovare un contratto significa aggiornare salari, diritti, classificazioni, ma soprattutto significa ristabilire un equilibrio tra valore prodotto e valore riconosciuto.

Restano però ritardi in altre realtà, come Busitalia: un contratto scaduto non è un dettaglio, ma una frattura nel rapporto tra impresa e lavoro, che incide su fiducia e qualità del sistema. Rinviare significa scaricare l’incertezza sui lavoratori.

In una fase di aumento del costo della vita, il potere d’acquisto è decisivo per coesione sociale e continuità produttiva. Se crescono responsabilità e carichi di lavoro senza adeguati salari, si crea uno squilibrio che indebolisce motivazione, attrattività e qualità del servizio.

Non si tratta di una rivendicazione identitaria. È una questione di politica economica. Nei trasporti, settore ad alta intensità di responsabilità pubblica, il riconoscimento salariale è parte integrante della sostenibilità industriale.

Con questa consapevolezza abbiamo sostenuto la manifestazione della Cisl “Migliorare la manovra, costruire un Patto”: chiediamo una Legge di Bilancio più equa e una nuova stagione di confronto tra Governo e parti sociali, capace di legare politica dei redditi, produttività e occupazione. Senza un Patto che metta al centro salari, sicurezza e partecipazione, si rischia di affrontare le transizioni con strumenti inadeguati. La coesione sociale non è un effetto della crescita: ne è la condizione. E quando il lavoro perde potere d’acquisto, non si indebolisce solo il singolo lavoratore: si indebolisce l’intero sistema produttivo.

Verso il 2026: pace, salute, sicurezza

Il 2025 è stato un anno di cantieri aperti, di scelte impegnative e di passaggi decisivi per il futuro del Paese. In questo tempo di fine anno – che per molti coincide con il Natale, per altri con diverse tradizioni spirituali e culturali, e che per tutti rappresenta comunque un momento di incontro e di riflessione – si apre uno spazio che va oltre la dimensione del calendario. Non è soltanto una pausa dalle attività quotidiane, ma un tempo di bilancio e di orientamento, l’occasione per interrogarsi sulla direzione intrapresa e sulla qualità del futuro che intendiamo costruire.

Chi lavora nei trasporti conosce il valore della continuità e della responsabilità, anche nei giorni festivi. Per questo i miei auguri non sono rituali.

La pace è la condizione indispensabile per lo sviluppo e la stabilità economica: senza di essa, ogni programmazione resta esposta all’incertezza. La salute non è solo un diritto individuale ma è anche un indicatore della qualità del modello produttivo: significa equilibrio tra lavoro e vita, servizi efficienti e prevenzione reale nei luoghi di lavoro.

La sicurezza è il banco di prova della serietà del settore: tutela dalle aggressioni, prevenzione degli infortuni, regole chiare e responsabilità definite, affinché ogni lavoratore possa tornare a casa senza aver pagato un prezzo personale al proprio lavoro.

Infine, la fiducia tra istituzioni, imprese e parti sociali è essenziale per affrontare le transizioni senza scaricarne i costi sui più deboli.

Il 2026 sarà un anno di verifica. E l’augurio che rivolgo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori dei trasporti e alle loro famiglie è che sia un anno di stabilità, di scelte coraggiose e di riconoscimento concreto del valore del lavoro.

A tutte le lettrici e a tutti i lettori de La Voce dei Trasporti, e alle vostre famiglie, rivolgo – a nome mio personale, della Segreteria Nazionale, dello Staff e di tutti i dirigenti e operatori nazionali della Fit-Cisl – un augurio sincero e convinto di Buon Natale e di un 2026 capace di rafforzare fiducia, stabilità e riconoscimento per il valore che ogni giorno esprimete con il vostro lavoro.

Un anno più giusto e più sicuro, nel quale il lavoro torni ad essere non soltanto responsabilità e impegno, ma anche dignità, orgoglio e prospettiva.

Perché in ogni rotaia e in ogni strada, in ogni pista, porto, magazzino, cantiere, servizio ambientale e appalto, vive la vostra professionalità. È su questa professionalità che continueremo a costruire il domani del nostro settore e del Paese. Insieme, con determinazione e responsabilità.

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