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Rfi: presentazione Piano Industriale 2026-2030

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Documenti - Rfi: presentazione Piano Industriale 2026-2030

31 Gennaio 2026

Nella giornata di ieri si è svolta la riunione con la società RFI, convocata per la presentazione del Piano Industriale 2026–2030.
L’Amministratore Delegato ha illustrato il piano partendo dal nuovo modello di governance adottato dal Gruppo FS, che si articola in cinque Business Unit. In questo nuovo assetto, RFI è inserita come capofila della Business Unit “Infrastrutture Ferroviarie”, insieme alle società controllate Italferr, Infrarail, Grandi Stazioni e Blu Jet. All’interno di questo raggruppamento è stato definito un nuovo modello operativo, con particolare attenzione al rapporto tra RFI e Italferr. L’obiettivo è quello di razionalizzare le competenze, valorizzando la specializzazione delle singole realtà ed eliminando sovrapposizioni e ridondanze. Questa revisione organizzativa non comporterà esuberi, fatta eccezione per otto risorse di Italferr attualmente impegnate nello studio dei Modelli di Trasporto (solo parte captive): tali attività passeranno interamente in capo a RFI e il personale coinvolto sarà ricollocato su base volontaria. Per quanto riguarda la progettazione, il Piano prevede una significativa trasformazione digitale, con un utilizzo sempre più diffuso della tecnologia BIM. Questa innovazione consentirà non solo un miglioramento dell’efficienza e della qualità delle fasi progettuali, ma anche un più efficace controllo dello stato di avanzamento fisico dei lavori.
È stato poi illustrato l’ampio e articolato piano strategico con cui RFI punta a migliorare la qualità del servizio, attraverso una serie di interventi mirati a ridurre le attuali disfunzioni che incidono negativamente sulla puntualità. Sono previsti interventi di potenziamento sugli enti più critici per aumentarne l’affidabilità, oltre all’implementazione della diagnostica fissa e mobile, che permetterà un monitoraggio costante dell’infrastruttura con l’obiettivo di prevenire i guasti. Il Piano prevede inoltre una revisione del modello di esercizio e dell’offerta commerciale, finalizzata a ridurre l’attuale saturazione delle linee e a rendere più compatibile la circolazione dei treni con le esigenze della manutenzione. In quest’ottica, sarà sempre più diffusa la pianificazione di grandi interruzioni programmate della rete, con chiusure temporanee delle linee che consentano di effettuare lavorazioni complesse in tempi più rapidi, riducendo al contempo l’impatto negativo dei cantieri permanenti. Nei grandi nodi ferroviari potrà essere prevista anche una temporanea riallocazione dei treni in stazioni diverse da quelle abitualmente utilizzate. In continuità con il precedente piano, sono inoltre confermati gli interventi di sviluppo e potenziamento sia dell’Alta Velocità sia delle direttrici principali e trasversali, oltre alle azioni mirate alla riduzione dei cosiddetti “colli di bottiglia”.
Un ruolo importante nel miglioramento della qualità del servizio è affidato alle stazioni, per le quali sono previsti interventi differenziati in base ai livelli di frequentazione. Nelle circa 600 stazioni che concentrano il 90% dell’utenza, sono programmati interventi per migliorarne l’accessibilità e la funzionalità, anche attraverso la razionalizzazione dei flussi, con la separazione dei percorsi dei passeggeri del mercato commerciale da quelli del trasporto Regionale e Intercity. Prosegue inoltre il programma di interventi dedicati al decoro, alla manutenzione e alla sicurezza, con l’obiettivo di innalzare ulteriormente l’accessibilità e la qualità dei servizi o di ampliare il circuito dedicato alle Persone a Ridotta Mobilità.
Nel corso della presentazione sono stati illustrati anche i dati relativi alla sicurezza, sia dell’esercizio sia del lavoro. Su questo fronte è stato evidenziato un forte impegno in termini di investimenti per
l’implementazione tecnologica dell’infrastruttura e per la formazione del personale, sia abilitante sia orientata alla diffusione della cultura della sicurezza.
A seguire è stato presentato il piano finanziario degli investimenti programmati fino al 2035, che prevede il mantenimento di un volume annuo costante di circa 11 miliardi di euro. RFI ha chiarito che, nonostante la conclusione degli interventi legati al PNRR nel 2026, non è previsto alcun calo operativo: la fase successiva sarà infatti caratterizzata da una forte concentrazione sulla manutenzione straordinaria e tecnologica della rete esistente, attività che richiederanno una presenza ancora più capillare di personale.
È stato affrontato anche il tema del quadro regolatorio, con riferimento alla revisione delle tariffe di pedaggio. In questo ambito RFI è riuscita a ottenere dall’ART il riconoscimento delle variazioni di costo legate all’introduzione dell’assicurazione per le calamità naturali e alla copertura del nuovo modello manutentivo.
Dal punto di vista economico, l’andamento presentato evidenzia una crescita significativa dei ricavi, dell’EBIT e del risultato netto per l’anno 2025 rispetto al 2024.
Come organizzazioni sindacali, prendendo atto delle azioni e degli obiettivi del Piano, abbiamo posto particolare attenzione al tema della sicurezza sul lavoro, ribadendo come questo rappresenti un valore fondamentale da tutelare attraverso un’adeguata formazione professionale e una diffusione capillare della cultura della sicurezza, affinché tutti i lavoratori adottino comportamenti consapevoli e sicuri. In questo processo abbiamo sottolineato la necessità di coinvolgere attivamente le organizzazioni sindacali a tutti i livelli, riconoscendone il ruolo nel contribuire in modo concreto alla diffusione di questo valore.
In merito agli investimenti, abbiamo evidenziato come, oltre agli interventi previsti dal Piano, sia fondamentale recuperare le iniziative attuate negli anni passati di smantellamento degli enti sulla rete ferroviaria (cd. Rete snella), la cui assenza oggi non consente di disporre di valide alternative in grado di ridurre le ricadute negative alla circolazione quando si verificano anomalie all’infrastruttura ai treni.
Abbiamo, inoltre, espresso la nostra contrarietà a eventuali iniziative finanziarie finalizzate a reperire risorse per gli investimenti infrastrutturali attraverso logiche di mercato, ribadendo che tali risorse debbano essere garantite dallo Stato in quanto destinate alla realizzazione di elementi essenziali per lo sviluppo del Paese e non possono rappresentare occasione di profitto per soggetti privati.
Infine, abbiamo sollecitato una maggiore attenzione al trattamento del personale, chiedendo una valorizzazione adeguata sia sotto il profilo professionale sia retributivo. Il valore e le competenze espresse dai lavoratori sono indiscutibili e l’inadeguato riconoscimento di tale professionalità spesso rappresenta una delle cause principali di dimissioni.
Roma, 31 gennaio 2026

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