7 Settembre 2026
Si rischia di sostituire lavoro qualificato con manodopera reperita da agenzie interinali
Roma 7 settembre – “Il ritiro immediato dell’emendamento e l’apertura di un confronto specifico con Governo, Parlamento, Autorità di Sistema Portuale sul futuro delle imprese e delle cooperative ex articolo 17, sulla loro sostenibilità economica e sul loro ruolo strategico per il sistema logistico nazionale”. A chiederlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti nazionali, esprimendo “una netta contrarietà all’emendamento presentato nell’ambito della riforma della governance portuale che consentirebbe alle imprese terminaliste e alle imprese autorizzate ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge 84/94 di ricorrere direttamente al lavoro somministrato attraverso le agenzie per il lavoro, superando di fatto quanto previsto oggi dall’articolo 17”.
“Se questa è la direzione che si intende imprimere alla riforma dei porti – spiegano le organizzazioni sindacali – siamo di fronte a una scelta sbagliata e potenzialmente molto pericolosa. Non si rende più competitivo il sistema portuale italiano sostituendo un modello di lavoro qualificato, regolato e costruito nel tempo per garantire continuità operativa e sicurezza con manodopera reperita sul mercato generalista del lavoro interinale. L’articolo 17 non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei porti, ma costituisce uno degli strumenti che hanno consentito agli scali italiani di affrontare negli anni le oscillazioni dei traffici e le esigenze operative delle imprese. Grazie a questo articolo i porti garantiscono la disponibilità di personale qualificato nei momenti di maggiore intensità produttiva, assicurando la continuità delle operazioni ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, per tutto l’anno”.
“L’emendamento – affermano infine Filt, Fit e Uiltrasporti – rischia invece di aprire la strada a una progressiva sostituzione di una funzione strutturale del porto con forme di lavoro precario, adattando un modello fondato sulla professionalità e sulla specializzazione a sole logiche di mercato con potenziali ripercussioni a partire da un tema per noi non negoziabile come la sicurezza”.