9 Settembre 2026
Tra rinnovi contrattuali e trasformazioni in corso, serve una politica industriale dei trasporti che non separi lo sviluppo delle infrastrutture da quello delle persone che le fanno funzionare
L’estate, nel mondo dei trasporti, non è mai davvero una pausa. Luglio e agosto rappresentano, al contrario, una fase in cui le contraddizioni del sistema diventano più evidenti: aumenta la mobilità delle persone, crescono i flussi turistici, si intensificano le attività nei porti e negli aeroporti, la logistica vede aumentare i flussi per garantire la maggiore richiesta di approvvigionamento delle imprese e dei territori e, contemporaneamente, proseguono i grandi processi di trasformazione che stanno interessando l’intero nostro comparto.
Luglio e agosto sono mesi nei quali il Paese si muove di più, ma anche mesi nei quali diventa più evidente quanto il sistema dei trasporti sia essenziale per la vita economica e sociale dell’Italia.
È proprio per questo che questi mesi devono essere utilizzati non soltanto per affrontare le emergenze, ma per prepararci con maggiore lucidità alle sfide che ci attendono.
Il sistema dei trasporti italiano sta vivendo una fase di cambiamento profondo. Gli investimenti infrastrutturali, la digitalizzazione, la transizione energetica, l’introduzione di nuove tecnologie, l’evoluzione dei modelli industriali e la trasformazione delle abitudini di mobilità stanno modificando il volto dei nostri settori.
Ma c’è una certezza che rimane immutata: nessuna infrastruttura, nessuna tecnologia e nessun processo organizzativo possono funzionare senza il lavoro delle persone. È questo il principio che guida da sempre l’azione della Federazione: mettere il lavoro al centro.
Anche i mesi di luglio e agosto consegnano al sindacato una precisa responsabilità: essere sempre presente e accompagnare le trasformazioni, senza permettere che il costo del cambiamento venga scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori, soprattutto durante la stagione dei rinnovi contrattuali.
Rinnovare un contratto nazionale non significa soltanto aggiornare tabelle economiche o introdurre e aggiornare nuove normative. Significa riconoscere il valore del lavoro, difendere il potere d’acquisto, migliorare le condizioni professionali, governare l’organizzazione del lavoro e costruire strumenti capaci di affrontare le trasformazioni future.
Nel comparto portuale, il rinnovo del contratto nazionale degli Ormeggiatori e Barcaioli, valido dal 1° luglio 2025 al 30 giugno 2028, rappresenta un altro esempio concreto di come la contrattazione possa accompagnare l’evoluzione delle competenze e delle responsabilità presenti nei nostri porti: un passaggio importante, perché riconosce il valore di professionalità che operano in contesti complessi e direttamente collegate alla sicurezza delle attività portuali.
I porti del futuro saranno sempre più tecnologici. Questo significa che il lavoro portuale cambierà, non significa che perderà valore. Al contrario: aumenterà il bisogno di lavoratori specializzati. La sfida sarà accompagnare questa evoluzione con formazione, aggiornamento e contrattazione. Allo stesso modo, nel trasporto marittimo, la transizione energetica sta modificando navi, combustibili, tecnologie e qualifiche. Ma una transizione che non considera i lavoratori rischia di essere soltanto una trasformazione tecnologica. Noi vogliamo invece una transizione giusta. Una transizione nella quale nessuno venga lasciato indietro e nella quale la formazione diventi il principale strumento per accompagnare il cambiamento.
Nel trasporto aereo, il rinnovo della sezione Vettori del CCNL e il nuovo contratto aziendale di ITA Airways, sottoscritti a luglio, rappresentano un risultato che riconosce il valore delle professionalità del settore e pone le basi per una maggiore coerenza tra la dimensione nazionale e quella aziendale. Sempre a luglio, nello stesso comparto, è stata sottoscritta anche la sezione catering del CCNL. Questi rinnovi dimostrano che anche in questo settore è possibile costruire relazioni industriali capaci di accompagnare lo sviluppo.
Ora dobbiamo fare un passo ulteriore. Dobbiamo contrastare precarietà e frammentazione e costruire un modello nel quale la qualità del servizio sia direttamente collegata alla qualità del lavoro.
Nonostante agosto sia da tutti considerato il mese della “serrata”, abbiamo sottoscritto un accordo storico, frutto della lungimiranza della nostra azione contrattuale e della caparbietà con cui la Federazione ha lavorato, senza mai rinunciare, in questi mesi: l’accordo con la Società Dussmann.
I risultati raggiunti, oltre all’immediata applicazione ai dipendenti, delineano l’applicazione del CCNL Mobilità/AF per i prossimi anni, a prescindere da chi si aggiudicherà le gare future.
Ferrovie: oltre l’emergenza dei ritardi, la necessità di guidare il cambiamento
Questi mesi estivi hanno riportato il sistema ferroviario al centro dell’attenzione collettiva. I ritardi registrati su diverse direttrici, le ripercussioni dei numerosi cantieri aperti sulla rete, l’incremento della domanda di mobilità e le inevitabili criticità operative hanno alimentato un intenso dibattito pubblico. Un confronto spesso dominato dall’urgenza della cronaca e dalla ricerca di responsabilità immediate, ma raramente capace di cogliere la complessità di una fase di trasformazione che il sistema ferroviario italiano sta attraversando.
Per la FIT-CISL, affrontare il tema dei ritardi significa anzitutto evitare letture semplicistiche. Le difficoltà registrate non possono e non devono essere attribuite esclusivamente all’operato dei lavoratori, né ricondotte a singoli episodi. Esse rappresentano piuttosto il risultato di un sistema chiamato a conciliare, allo stesso tempo, la continuità del servizio con uno dei più imponenti programmi di ammodernamento infrastrutturale mai realizzati nel nostro Paese.
L’apertura di numerosi cantieri, indispensabili per il potenziamento della rete ferroviaria, la realizzazione delle opere finanziate anche attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il rinnovo tecnologico degli impianti e la crescente complessità della gestione della circolazione costituiscono fattori destinati inevitabilmente a incidere sull’organizzazione del servizio. Si tratta di interventi necessari, che produrranno benefici significativi negli anni a venire, ma che richiedono una gestione attenta dell’equilibrio tra esigenze di sviluppo e continuità dell’offerta ferroviaria.
In questo contesto, la FIT-CISL ha ritenuto doveroso respingere ogni tentativo di trasformare il personale ferroviario nel capro espiatorio delle difficoltà del sistema. Macchinisti, capitreno, tecnici della manutenzione, operatori della circolazione, addetti alle sale operative, personale delle officine e dell’infrastruttura continuano quotidianamente a garantire il funzionamento della rete con competenza, professionalità e senso di responsabilità, affrontando spesso carichi di lavoro elevati e condizioni organizzative rese ancora più complesse dalla presenza simultanea di numerosi interventi infrastrutturali.
La qualità del servizio ferroviario dipende infatti da una pluralità di fattori: investimenti, programmazione industriale, manutenzione della rete, disponibilità di personale, organizzazione dei turni, innovazione tecnologica e qualità delle relazioni industriali. Ridurre tutto alla ricerca di un responsabile immediato rischia di alimentare una narrazione distorta, che non aiuta né i cittadini né il sistema dei trasporti.
Questo non significa negare il disagio vissuto da pendolari, studenti, lavoratori e imprese. La puntualità rappresenta uno degli indicatori fondamentali della qualità del servizio pubblico e ogni ritardo produce conseguenze concrete sulla vita delle persone e sull’efficienza del sistema economico. Proprio per questo, la FIT-CISL ritiene che il tema debba essere affrontato con serietà, attraverso interventi strutturali e una programmazione condivisa, piuttosto che mediante polemiche contingenti.
La vera sfida consiste nel governare una fase di transizione senza compromettere l’affidabilità del servizio. Gli investimenti previsti per il potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria costituiscono una straordinaria opportunità di sviluppo, ma richiedono tempi di realizzazione, competenze specialistiche e un’organizzazione del lavoro capace di accompagnarne l’attuazione. In questo quadro diventa essenziale rafforzare gli organici, programmare il ricambio generazionale, valorizzare la formazione continua e garantire condizioni di lavoro che consentano al personale di operare con la massima efficacia.
La trasformazione tecnologica rappresenta un ulteriore elemento di cambiamento. Digitalizzazione della rete, sistemi avanzati di controllo della circolazione, manutenzione predittiva e applicazioni dell’intelligenza artificiale stanno modificando profondamente il modo di gestire il traffico ferroviario. Per la FIT-CISL, tuttavia, l’innovazione non può essere interpretata come una semplice sostituzione del lavoro umano. Al contrario, deve rafforzare il ruolo delle maestranze, sostenendole attraverso percorsi di formazione, aggiornamento e valorizzazione.
Accanto alla dimensione tecnologica, resta centrale quella organizzativa. Il settore ferroviario è chiamato, nei prossimi anni, ad affrontare un importante ricambio generazionale, con migliaia di lavoratrici e lavoratori che raggiungeranno i requisiti pensionistici. Pianificare tempestivamente le assunzioni significa non soltanto garantire la continuità del servizio, ma anche preservare quel patrimonio di know-how tecnico ed esperienza che rappresenta uno degli elementi distintivi del sistema ferroviario italiano.
La sicurezza costituisce il perno centrale attorno al quale deve svilupparsi ogni processo di innovazione. Non esistono esigenze produttive o organizzative che possano giustificare una riduzione degli standard di tutela. Allo stesso modo, non può essere ricercata una maggiore efficienza aumentando indiscriminatamente i carichi di lavoro o comprimendo i tempi necessari per garantire qualità e sicurezza delle operazioni.
Il settore ferroviario italiano dispone oggi delle risorse e delle doti necessarie per affrontare questa sfida. Ma il successo degli investimenti non dipenderà esclusivamente dalle opere realizzate. Dipenderà soprattutto dalla capacità di costruire un modello nel quale infrastrutture moderne, tecnologie avanzate e lavoro qualificato crescano insieme. Perché la puntualità dei treni, la sicurezza della rete e la qualità del servizio continuano ad avere un denominatore comune: il valore delle persone che ogni giorno fanno funzionare il sistema.
Lavoro, contratti, sicurezza e sviluppo: la sfida dei trasporti
Come detto, in questi mesi, milioni di persone viaggiano per raggiungere le località di villeggiatura, le città continuano ad essere attraversate quotidianamente da lavoratrici e lavoratori, le merci non si fermano, porti o e aeroporti intensificano le proprie attività e aumentano i flussi dei rifiuti prodotti. Dietro questa macchina complessa ci sono donne e uomini che lavorano anche quando il Paese è in vacanza. A loro va innanzitutto il nostro riconoscimento.
Abbiamo sottoscritto tanti rinnovi, ottenuti nei diversi comparti dei trasporti, che rappresentano quindi risultati importanti, ma anche punti di partenza. Sono risultati diversi, ottenuti in settori differenti, ma con un denominatore comune: quando il lavoro è organizzato, rappresentato e contrattato, il cambiamento può diventare opportunità.
Per questo la contrattazione resta la nostra prima leva politica
E continueremo a utilizzarla per difendere salari e diritti, ma anche per costruire il lavoro del futuro. Ma altrettanto sbagliato sarebbe raccontare una realtà complessa attraverso una narrazione semplicistica nella quale il lavoratore diventa il responsabile di ogni problema. Non lo accettiamo. Le lavoratrici e i lavoratori non sono un elemento accessorio. Sono il sistema. Per questo, davanti alle difficoltà, non servono campagne contro i lavoratori. Servono programmazione, investimenti, assunzioni, ricambio generazionale e formazione. Serve una politica industriale capace di tenere insieme infrastrutture e persone.
La tecnologia può cambiare profondamente il modo di lavorare. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e i sistemi avanzati di gestione della circolazione potranno migliorare efficienza e sicurezza. Ma una cosa deve essere chiara: l’innovazione non può essere utilizzata per impoverire il lavoro. Deve qualificare le professionalità, sostenere le persone e rendere il sistema più sicuro. La puntualità è importante. La sicurezza lo è ancora di più. E entrambe dipendono dalla qualità dell’organizzazione e dal valore di chi lavora.
La sicurezza prima di tutto
C’è una parola che deve essere alla base di ogni nostra scelta: sicurezza. Sicurezza in tutti i comparti dei trasporti. Non può esistere una gerarchia nella quale la produttività viene prima della sicurezza. Non può essere il lavoratore a pagare il prezzo di un’organizzazione inefficiente.
Non possiamo accettare che turni, organici e carichi di lavoro vengano spinti oltre il limite in nome dell’efficienza. La sicurezza non è un ostacolo alla competitività. È la condizione della competitività. Per questo continueremo a chiedere investimenti, formazione, prevenzione, controlli e partecipazione. Perché ogni incidente sul lavoro non è una fatalità. È una sconfitta. Per tutti.
Governo e imprese: è il momento delle scelte
La nostra posizione nei confronti del Governo e delle imprese è chiara. Abbiamo bisogno di una politica industriale dei trasporti. Non di interventi episodici. Non di risposte emergenziali. Non di annunci. Serve una visione che metta insieme infrastrutture, servizi, investimenti, occupazione, sicurezza e innovazione. Al Governo chiediamo risorse e programmazione. Alle imprese chiediamo investimenti e responsabilità.
Alle istituzioni chiediamo di considerare il trasporto per quello che realmente è: una grande infrastruttura economica e sociale del Paese.
E a tutti diciamo una cosa molto semplice: non è possibile costruire il futuro dei trasporti senza coinvolgere chi lavora nei trasporti. Il sindacato non vuole essere spettatore delle trasformazioni. Vuole e deve essere protagonista.
A settembre non ripartiremo da zero
Anche quest’estate 2026 finirà. Riprenderanno ritmo le attività a pieno regime, torneranno le vertenze, i tavoli negoziali, le sfide industriali e le questioni organizzative. Ma non ripartiremo da zero. Porteremo con noi ciò che anche questi mesi ci hanno insegnato.
Che il sistema ferroviario ha bisogno di essere governato, non di essere messo sotto accusa.
Che il tpl ha bisogno di persone, non soltanto di mezzi nuovi.
Che la logistica ha bisogno di regole, non di dumping.
Che i porti hanno bisogno di infrastrutture, ma anche di lavoro qualificato.
Che il trasporto marittimo deve affrontare la transizione energetica investendo nelle competenze.
Che il trasporto aereo può crescere soltanto se cresce anche la qualità dell’occupazione.
Che i servizi ambientali devono vedere riconosciuto il proprio valore etico e sociale.
Che l’autotrasporto deve vedere riconosciuti i propri diritti, con sicurezza e prospettive.
E soprattutto che la modernizzazione del sistema dei trasporti deve avere una condizione imprescindibile: il lavoro deve essere parte della trasformazione, non la variabile sulla quale scaricarne i costi.
Questa è la nostra tabella di marcia, quella della FIT-CISL.
Non difendere semplicemente il passato. Non inseguire le emergenze. Non limitarci a denunciare ciò che non funziona. Ma costruire il futuro. Con la contrattazione. Con la partecipazione. Con la sicurezza. Con il salario. Con la formazione. Con il valore delle professionalità. Con la forza della rappresentanza.
Perché l’Italia può e deve diventare più moderna, più competitiva e più sostenibile. Ma solo se avrà il coraggio di investire nelle persone che ogni giorno la fanno muovere.
Il cambiamento non si subisce. Il cambiamento si guida. E noi, come sempre siamo pronti a farlo.