Lunedì 12 Ottobre 2026 - 11:32

Oltre la ripartenza: rinnovare i contratti per costruire il futuro del Paese

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Documenti - Oltre la ripartenza: rinnovare i contratti per costruire il futuro del Paese

12 Ottobre 2026

Rinnovi contrattuali in vista, sicurezza senza compromessi e un sistema che non si può frammentare

Settembre è un mese simbolico: si riparte e, per la grande maggioranza di noi, riprendono le attività dopo la pausa estiva.

Per molti è il mese della ripartenza. Le città tornano a riempirsi, le scuole riaprono, il traffico aumenta e il Paese torna a muoversi con ritmi più intensi.

Ma per il mondo dei trasporti non è mai solo un nuovo inizio. È il tempo in cui emergono tutte le contraddizioni di un sistema che tiene insieme vita quotidiana, imprese, territori e servizi essenziali. Innovazione e lavoro devono camminare insieme, senza comprimere il personale o indebolire i diritti. Salari, contratti, sicurezza e formazione restano.

Infatti, chi lavora nel mondo dei trasporti, non considera il mese di settembre semplicemente un nuovo inizio. I trasporti non si fermano mai. Anche nei mesi estivi, mentre milioni di persone si spostano per le vacanze, c’è chi continua a garantire la mobilità, la sicurezza, la logistica, il funzionamento degli aeroporti, dei porti e delle ferrovie, il trasporto pubblico locale, la distribuzione delle merci e l’igiene urbana.

È proprio nei momenti di maggiore intensità che diventa più evidente una verità che come FIT-CISL ripetiamo da tempo: non esiste un sistema dei trasporti efficiente senza il lavoro delle persone che ogni giorno lo fanno funzionare.

E questa consapevolezza deve accompagnare le scelte che ci attendono nei prossimi mesi. Riprendere il filo della quotidianità significa, per chi ha garantito tutte le attività dei trasporti, continuare a costruire il futuro del settore a partire dalle persone, con il lavoro al centro.

Salari e contratti: il lavoro deve tornare a dare valore

C’è poi una questione che non possiamo più rinviare: quella del salario. L’inflazione, dopo la fase più acuta degli ultimi anni, continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie. Ad agosto 2026 l’Istat ha registrato un’inflazione annua del 3,3%, mentre l’inflazione data per acquisita per l’intero 2026 è pari al 2,9%.

Dietro questi numeri ci sono persone e famiglie che devono affrontare costi crescenti, a partire dall’energia e dalle spese quotidiane.

Per questo la prossima stagione contrattuale dovrà essere una stagione di redistribuzione e di valorizzazione del lavoro.

Rinnovare i contratti significa innanzitutto restituire potere d’acquisto alle lavoratrici e ai lavoratori. Ma significa anche riconoscere professionalità, responsabilità, competenze e disponibilità che troppo spesso vengono considerate scontate.

Una stagione importante di rinnovi

Nel mese di luglio, insieme alla Filt-Cgil e alla Uiltrasporti, abbiamo elaborato, condiviso e diffuso le linee guida unitarie di riferimento per la prossima stagione di rinnovi contrattuali. Il Protocollo e le linee di indirizzo unitarie che accompagneranno i rinnovi 2027-2029 hanno individuato alcuni pilastri fondamentali: salario, partecipazione, innovazione, sicurezza, formazione, qualità del lavoro, valorizzazione delle professionalità e politica industriale.

Nel mese di settembre, l’esecutivo nazionale della federazione ha approvato le bozze di linee guida dei contratti che vedranno la naturale scadenza al 31 dicembre di quest’anno: le bozze che continueranno ad essere al centro del lavoro che si proseguirà nelle Aree Contrattuali e nelle Commissioni Tecniche, dovranno poi essere, nel caso dei due contratti della mobilità (Attività ferroviarie e Tpl), materiale su cui basare il confronto con le altre sigle firmatarie di questi contratti.

Sempre nel mese di settembre, insieme a Filt-Cgil e Uiltrasporti, abbiamo approvato la piattaforma unitaria per il rinnovo del CCNL unico dell’industria armatoriale per il periodo 2027-2029. Altrettanto è stato fatto in merito al rinnovo del contratto delle attività portuali e delle agenzie marittime. È un segnale concreto di una stagione contrattuale che mette al centro salari, professionalità e qualità del lavoro. La contrattazione, a partire da quella nazionale, continua per noi ad essere uno dei principali strumenti di politica economica e sociale del Paese.

Sicurezza: non esistono compromessi

C’è una parola che deve accompagnare ogni nostra scelta: sicurezza. Sicurezza significa investimenti, formazione, manutenzione, organizzazione del lavoro adeguata, personale sufficiente, rispetto delle norme e responsabilità chiare.

Non possiamo accettare che la ricerca dell’efficienza si realizzi attraverso la riduzione degli organici, l’aumento dei carichi di lavoro o l’esternalizzazione delle responsabilità: nei trasporti ogni errore può avere conseguenze drammatiche.

Anche le recenti vicende che hanno riguardato RFI dimostrano quanto sia necessario affrontare ogni episodio con rigore, accertando responsabilità e dinamiche sulla base dei fatti e senza trasformare la complessità dei sistemi in giudizi sommari. La nostra posizione è chiara: le responsabilità si accertano, non si presumono, così come la sicurezza si costruisce attraverso organizzazione, prevenzione e confronto.

Un sistema dei trasporti non può essere frammentato

Un altro tema che ci accompagnerà nei prossimi mesi è quello della politica industriale dei trasporti.

L’Italia ha bisogno di una visione complessiva. Ferrovie, porti, aeroporti, trasporto pubblico locale, logistica e merci non sono mondi separati: sono parti di un unico sistema.

La competizione e l’efficienza non possono essere perseguite attraverso una frammentazione che indebolisce la qualità dei servizi e le tutele del lavoro.

È il motivo per cui abbiamo espresso e continueremo ad esprimere con chiarezza la nostra linea sul futuro del servizio universale Intercity. Abbiamo motivato oggettivamente che la proposta di articolare il servizio in due lotti è fuori contesto, continueremo a sottolineare l’esigenza di mantenere un lotto unico nazionale, anche in relazione alla natura del servizio, alla mobilità dei cittadini e alle tutele del personale.

La nostra idea è semplice: liberalizzare non può significare frammentare, ma soprattutto non possiamo accettare che la competizione venga scaricata sul costo del lavoro.

Porti e logistica: qualità del lavoro e qualità dello sviluppo

Lo stesso ragionamento riguarda la portualità, interessata da un emendamento che punta a rimodulare l’utilizzo dell’art. 17 della legge 84 del 1994, che disciplina la fornitura di lavoro temporaneo.

I porti italiani sono infrastrutture strategiche per l’economia nazionale e rappresentano uno dei nodi fondamentali della nostra industria, della logistica e del commercio internazionale.

La posizione espressa unitariamente da FIT-CISL con FILT CGIL e UILTRASPORTI, è stata quella di chiedere il ritiro dell’emendamento che consentirebbe alle imprese terminaliste e alle imprese autorizzate di ricorrere direttamente al lavoro somministrato attraverso le agenzie, superando l’attuale disciplina.

Per noi il punto non è difendere un modello per principio. Il punto è evitare che la flessibilità diventi precarietà e che la competizione venga costruita sulla sostituzione del lavoro qualificato con lavoro meno tutelato, che potrebbe generare gravi impatti sulla sicurezza delle operazioni.

Il Libro Verde della CISL: dai contratti al progetto per il Paese

Questa nostra impostazione trova una naturale connessione con il percorso che la CISL ha avviato con il Libro Verde per il Patto sociale.

Il 12 giugno, al Centro Studi di Firenze, la CISL ha aperto il percorso di elaborazione del Libro Verde, con l’obiettivo di costruire una piattaforma di confronto nazionale capace di mettere insieme analisi, rappresentanza, conoscenza ed esperienza concreta del mondo del lavoro.

Il 22 settembre il percorso ha compiuto un ulteriore passo con l’approvazione del Libro Verde per il Patto sociale – Costruiamo insieme l’Italia di domani, da parte del Comitato Esecutivo della CISL.

È un passaggio che considero importante perché afferma un principio che appartiene profondamente alla nostra cultura sindacale: il sindacato non deve limitarsi a reagire alle decisioni degli altri, ma deve avere la capacità di avanzare una propria idea di sviluppo del Paese.

Il Libro Verde individua undici priorità che riguardano crescita, lavoro, fisco, welfare e partecipazione e nasce dalla volontà di affrontare con una visione di lungo periodo le grandi transizioni tecnologiche, digitali, ambientali e demografiche.

È una prospettiva che sentiamo particolarmente vicina come FIT-CISL. Perché parlare di futuro del Paese significa parlare anche di futuro dei trasporti.

Non può esserci crescita senza mobilità. Non può esserci sviluppo industriale senza infrastrutture efficienti. Non può esserci coesione territoriale senza servizi di trasporto adeguati. E non può esserci transizione ecologica senza una trasformazione profonda dei sistemi di mobilità e della logistica.

Ma soprattutto non può esserci un vero Patto sociale se il lavoro viene considerato soltanto come una variabile economica.

Il lavoro è una delle infrastrutture fondamentali della democrazia e della crescita. Per questo la nostra idea di contrattazione si inserisce pienamente nella prospettiva indicata dalla CISL.

Il contratto nazionale deve tutelare il lavoratore, ma deve anche contribuire a costruire un modello di sviluppo. Deve distribuire la ricchezza prodotta, ma anche accompagnare l’innovazione. Deve difendere i diritti, ma contemporaneamente creare le condizioni per affrontare le trasformazioni.In altre parole, contrattazione e politica industriale devono tornare a parlarsi.

Ed è proprio questo il filo che lega il lavoro della CISL sul Libro Verde al percorso che come FIT-CISL abbiamo avviato con il Protocollo e con le piattaforme dei rinnovi.

Dal luogo di lavoro al contratto nazionale, dal settore dei trasporti al sistema Paese, dobbiamo costruire una proposta che abbia al centro lavoro, crescita, partecipazione e coesione sociale.

Una stagione che ci chiede coraggio

La stagione che si apre ci chiede quindi di essere ambiziosi.

Ambiziosi nelle rivendicazioni salariali, perché il lavoro deve tornare a garantire dignità e sicurezza economica.

Ambiziosi nella contrattazione, perché dobbiamo affrontare temi nuovi che non possono essere lasciati fuori dai contratti.

Ambiziosi nella partecipazione, perché le trasformazioni non possono essere decise senza chi ogni giorno le vive nei luoghi di lavoro.

Ambiziosi nella nostra idea di sviluppo, perché il sindacato deve essere capace di avanzare proposte anche sulle grandi scelte economiche e industriali del Paese.

Il Libro Verde della CISL e la nuova stagione dei rinnovi contrattuali della FIT-CISL appartengono a due livelli diversi, ma parlano la stessa lingua: quella di un sindacato che non vuole limitarsi a gestire l’esistente. Vogliamo contribuire a costruire ciò che verrà.

E per farlo abbiamo bisogno di una Federazione forte, presente nei luoghi di lavoro, capace di ascoltare, di elaborare e di contrattare.

Perché il futuro del lavoro non si decide soltanto nei consigli di amministrazione, nei ministeri o nelle istituzioni europee.

Il futuro del lavoro si costruisce anche attraverso un contratto. E la nostra responsabilità, oggi, è fare in modo che quei contratti siano all’altezza del futuro che vogliamo costruire.

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