21 Maggio 2026
Nella giornata di ieri, 20 maggio, si è svolto un confronto con Trenitalia sul tema delle flessibilità legate al mondo equipaggi. Durante l’incontro è emersa una volontà interpretativa aziendale che, a nostro avviso, scardina come impostazione il principio stesso della programmazione.
Secondo tale impostazione, una volta programmato un servizio rientrante nelle condizioni previste dalla flessibilità, l’Azienda potrebbe modificarlo in gestione, ad esempio sostituendo materiale, variando vetture, tracce o treni, oppure aggiungendo ulteriori attività di condotta o scorta, purché la prestazione resti dentro la fascia oraria originariamente programmata.
In tale ipotesi, secondo l’Azienda, il lavoratore sarebbe tenuto a effettuare il nuovo servizio assegnato con la flessibilità (diurna o notturna) legata all’allacciamento in fase di programmazione. Diversamente, qualora la rettifica al servizio comporti la modifica della fascia originariamente programmata (ad esempio aggiunta di accessori iniziali), l’Azienda ritiene che il lavoratore possa scegliere se accettare o meno la nuova prestazione, con l’eventuale adozione della disponibilità qualora il lavoratore non accettasse tale intervento.
Questa impostazione non è condivisibile. In primo luogo, perché supera la natura stessa del concetto di flessibilità, che, come previsto contrattualmente, deve essere definita in fase di programmazione e gestita dentro un perimetro chiaro, anche attraverso la verifica ed il confronto sindacale. Trasformare una flessibilità contrattuale in una scelta individuale del lavoratore significa aggirare quel perimetro, spostando sul singolo ciò che deve rimanere regolato collettivamente.
In secondo luogo, tale impostazione scarica sul lavoratore una scelta solo apparentemente libera: accettare un servizio diverso da quello programmato, anche più gravoso, oppure rifiutarlo rischiando una diversa assegnazione, anche di riserva, con possibili effetti peggiorativi sul piano economico e organizzativo. Una scelta costruita in questi termini rischia di diventare uno strumento di pressione individuale.
Per queste ragioni, come Sindacato abbiamo ritenuto non accettabile un’interpretazione che trasformi le flessibilità contrattuali in uno strumento di modifica ordinaria dei programmati. È essenziale mantenere la tutela del turno assegnato. Ogni modifica del turno deve essere giustificata da motivi specifici e documentati, in conformità con le circolari vigenti.
Come Organizzazioni Sindacali riteniamo che le variazioni in esercizio, riferite alle flessibilità connesse al modulo di condotta e determinate da ritardi, perturbazioni della circolazione o problematiche particolari e non prevedibili, che incidano in modo limitato sul servizio già programmato, devono garantirne il mantenimento. Condizione diversa e inaccettabile sarebbe quella di utilizzare la gestione operativa per trasformare il servizio con flessibilità programmate in un servizio diverso, modificandone contenuto, o condizioni originarie. Abbiamo quindi diffidato l’azienda da attivare azioni unilaterali che determinano la variazione dei turni senza il consenso del lavoratore, il quale ha la possibilità, sancita da circolari aziendali vigenti, di rifiutare una variazione mantenendo il turno assegnato.
Oltre a ribadire la richiesta di rendere visibilmente riconoscibili i turni con flessibilità (pittogramma dedicato) e le eventuali modifiche apportate ai turni già assegnati (evidenziare le parti modificate), abbiamo ribadito che per le altre flessibilità, già esistenti, devono continuare ad essere applicate le modalità utilizzate fino ad oggi, senza nuove interpretazioni estensive e senza forzature.
La riunione è stata aggiornata.
Roma, 21 maggio 2026
Le Segreterie Nazionali